mercoledì 31 luglio 2013
FIGLI NATURALI FIGLI LEGITTIMI
E’ di questi giorni la notizia che arriverà in Consiglio dei Ministri il provvedimento del governo di attuazione della legge delega approvata dal Parlamento nel 2012 sulla parificazione tra figli legittimi e figli nati fuori dal matrimonio.
domenica 23 giugno 2013
23 giugno 1980 - Il giudice Mario Amato viene vilmente assassinato
Roma - Trentatré anni dopo siamo qui per testimoniare che il sacrificio dei giusti non è mai vano.
Siamo qui per dire grazie a tutti quegli uomini che quotidianamente hanno scelto di fare la cosa giusta.
Per ciò, questa mattina eravamo di fronte al monumento in memoria di Mario Amato, uomo di giustizia brutalmente ucciso dai N.A.R..
Un uomo che ormai vicino alla verità fu abbandonato anche dalle istituzioni che gli negarono la scorta, nonostante fosse noto il rischio che correva.
Ma questo non lo fermò perché quando un uomo è convinto di fare il giusto, prosegue nella sua strada, anche se questa lo porterà alla morte.
Siamo qui per tenere viva la memoria, perché grazie alla memoria saremo in grado di correggere i nostri passi.
La stretta di mano con la vedova del giudice, vale più di mille parole.
Le parole del presidente delle vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi, della consigliera comunale Gemma Azuni e del presidente del III municipio Paolo Marchionne, devono risuonare come monito per il nostro futuro. Non dimenticare la nostra storia.
Siamo qui per dire grazie a tutti quegli uomini che quotidianamente hanno scelto di fare la cosa giusta.
Per ciò, questa mattina eravamo di fronte al monumento in memoria di Mario Amato, uomo di giustizia brutalmente ucciso dai N.A.R..
Un uomo che ormai vicino alla verità fu abbandonato anche dalle istituzioni che gli negarono la scorta, nonostante fosse noto il rischio che correva.
Ma questo non lo fermò perché quando un uomo è convinto di fare il giusto, prosegue nella sua strada, anche se questa lo porterà alla morte.
La stretta di mano con la vedova del giudice, vale più di mille parole.
Le parole del presidente delle vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi, della consigliera comunale Gemma Azuni e del presidente del III municipio Paolo Marchionne, devono risuonare come monito per il nostro futuro. Non dimenticare la nostra storia.
martedì 4 giugno 2013
Il frutto del nostro impegno
Carissimi amici,
a più di una settimana dal voto ancora dati ufficiali non ne escono, posso però dirvi che con poco meno di 400 voti sono il primo della lista Marchini del nostro municipio.
Un risultato frutto del lavoro di tutti noi e della vostra fiducia, che purtroppo a breve difficilmente ci premierà come sperato ma che di sicuro non passerà inosservato.
Questo ci deve spingere a non fermarci e a continuare con lo stesso impegno che ci ha consentito di raccogliere tanto consenso nonostante fossimo per la prima volta impegnati in una competizione del genere.
Saremo sicuramente una voce che sarà ascoltata.
Organizzati e sempre costantemente in contatto prepareremo tavoli di lavoro sui diversi temi che riterremo importanti nel nostro territorio e oltre.
Inizia perciò una entusiasmante avventura che ci vedrà sempre più protagonisti.
Grazie a tutti e occhio agli aggiornamenti.
con tutto il 
Riccardo Evangelista
giovedì 23 maggio 2013
domenica 28 aprile 2013
UNA CANDIDATURA AL CARDIOPALMA
L’idea della candidatura di Riccardo Evangelista nasceva da
due constatazioni e due convinzioni:
La prima convinzione è che la nascita della “seconda repubblica” si fosse troppo, direi esclusivamente, concentrata sugli aspetti tecnici del funzionamento del paese e non sugli aspetti morali che sono poi quelli che, in definitiva, permettono ad una collettività di progredire. A nessuno ormai sfugge il fatto che della tensione morale che ha caratterizzato il nostro paese in quella che viene chiamata “prima repubblica” oggi non se ne ritrovi traccia. Colpisce, inoltre, osservare che la “seconda repubblica” in qualche modo era nata sulla spinta di una visibile reazione popolare, oggi assistiamo ad una assuefazione alla malagestione.
La seconda convinzione era che fosse stato un errore aver rinunciato a proporre o riproporre il tipo di morale a cui volessimo ispirarci. In pratica l’aver fatto intendere che bastasse ispirarsi ad una pubblica proposizione di un generico “bene comune” senza l’aggettivo “cristiano” avrebbe di per sé fornito una sufficiente copertura culturale, garantito una classe dirigente e comportamenti “virtuosi”. La realtà, invece, ci faceva osservare che il “bene comune” involveva in “bene particolare” degenerando in una spirale corruttiva, di cui non se ne intuisce il limite e che, purtroppo, anche molti politici cristiani finivano per dimenticare l’aggettivo “cristiano” in nome del politically correct (o semplicemente perché si vergognavano di quello che facevano). Questo errore culturale contribuiva a degenerare la situazione.
Bisognava, allora, trovare un personaggio che avesse un vissuto cristiano (per formazione e azione culturale), che fosse
totalmente nuovo (interessato ma non impegnato) nell’ambiente politico, che volesse impegnarsi in politica, che fosse dalla politica economicamente autonomo (avesse già un lavoro), intendendo questo come un elemento aggiuntivo a garanzia della sua libertà di giudizio.
Serviva anche un’altra condizione: doveva avere un impegno familiare.
Questo aspetto, che come si può immaginare può tramutarsi in un peso per l’attività politica, è fondamentale nella visione della società che noi intendiamo.
Se noi intendiamo la famiglia come base della società non possiamo non proporre pubblicamente modelli che nella famiglia trovano la fatica e la gioia della loro azione quotidiana.
Cose più facili a dirsi che a farsi.
In questo quadro è maturata la candidatura di Riccardo Evangelista.
Il collocamento partitico vedeva nell’UDC un naturale interlocutore.
Succede, però, che l’UDC semplicemente si sfalda, mentre le ultime elezioni politiche restituiscono al centro la concretezza di un forte voto di opinione (nella forma aggregata con la Lista Civica per Monti con circa il 10,00%) l’apparato del partito riceve una sconfitta senza precedenti.
La sconfitta elettorale dell’UDC è talmente forte che il partito decide di non presentarsi.
Contemporaneamente anche la Lista Civica per Monti decide di non presentarsi.
Rimaniamo senza interlocutori.
Intanto il centrosinistra, per la verità praticamente sinistra,
sceglie come candidato a sindaco Marino, un nome per noi non solo culturalmente distante ma decisamente contrario, ci divide principalmente la valutazione su quelli che noi cristiani chiamiamo i valori non negoziabili.
Il centrodestra, per la verità praticamente destra, sceglie come candidato l’uscente sindaco, cosa questa per noi totalmente
inaccettabile visto il giudizio negativo sulla gestione della città di questi anni . Riteniamo, inoltre, che le vicende che hanno coinvolto anche consiglieri del comune di Roma o rappresentanti delle municipalizzate impongano, almeno, un momento di riflessione; anche qui, in definitiva è una questione di valori non negoziabili.
Venivamo intanto in contatto e poi in accordo con Elisabetta Parise esponente del gruppo giovani della fondazione “Formiche”
impegnata a costruire una rete romana a sostegno della sua candidatura al comune e con caratteristiche personali simili a quelle di Riccardo e con la stessa voglia di “fare”.
In posizione distaccata, prendeva intanto quota, la candidatura a sindaco di Alfio Marchini.
Tale candidatura si poneva distinta e distante dalle esperienze politiche della nostra città e nella sua novità ci incontrava e concordava sia sul piano dei principi che dei valori.
Ecco, allora, il naturale sbocco nella lista civica a sostegno di Alfio Marchini (quella con il cuore).
Cri, cri, cri, cri eppure un tarlo ancora ci provocava.
Provocazione sollecitata anche da tanti amici che in buona fede, conoscendoli ne siamo certi, ci sottolineavano il problema della rilevanza. Pur condividendo l’inagibilità del sistema e la giustezza di una nostra terza collocazione osservavano come, alla fine, potessimo essere irrilevanti e sarebbe stato opportuno, in ogni caso, trovare una posizione all’interno dei due schieramenti più grandi con maggiori probabilità di essere eletti. Se poi i contenitori non erano proprio accettabili, l’importante, anche in una situazione non agevole, erano i contenuti, la possibilità di fare, sempre e in ogni caso, del “bene”.
In effetti . . . . . .
Qui, però, non stiamo comprando un tosaerba, non stiamo pensando di trovare un esperto di fogne, di giardini pubblici o di sensi unici, siamo convinti che di tosaerba, esperti di fogne, giardini pubblici e sensi unici ce ne sono tantissimi e sicuramente migliori di noi.
Noi non siamo una organizzazione filantropica, noi non siamo dediti al “bene”.
Noi ci impegnamo al “bene” in base a quello che siamo e quello che siamo si articola principalmente in un giudizio morale (cristiano) a cui ci sottoponiamo per pensieri, parole, opere ed omissioni e a cui sottoponiamo, anche, i nostri compagni di strada.
Non valutiamo solo le “opere” ma come ci è stato insegnato anche i pensieri, le parole e le omissioni.
A questo ci atteniamo non solo nei comportamenti privati ma anche a quelli pubblici in politica come in economia.
Se analizziamo i fatti in questa luce, avviene, purtroppo non di rado, che le opere spesso spacciate per “buone” altro non sono che abili azioni di marketing per costruire carriere, sviluppare interessi, nascondere fatti, o distogliere l’attenzione a tutela di chi spesso oltrepassa il limite della legalità.
Riflettiamo, ancora, su un altro aspetto: è davvero possibile testimoniare, i nostri principi, i nostri valori (come quelli non
negoziabili) in contenitori con compagni di strada che per formazione culturale o pratici comportamenti non condividono ma ci accolgono per evidenti fini elettorali?
E’ possibile avere frequentazioni “particolari” e sostenere “io sono diverso”?
Ecco, noi pensiamo che questo non sia possibile, noi pensiamo che la testimonianza sia fatta, anche, della costruzione di luoghi in cui i nostri principi e valori siano respirabili, condivisi e proponibli senza ambiguità; questa è la nostra rilevanza, la nostra utilità.
In ultimo valgono le considerazioni che se non staremo in piedi sui nostri principi e valori non staremo in piedi affatto, se non saremo noi a difenderli non ci sarà nessuno che li difenderà per noi.
Non ci riteniamo migliori di chi, in buona fede (tra cui molti amici che speriamo cambino idea) ritiene di effettuare valutazioni e comportamenti diversi dai nostri a noi basta per questo essere conosciuti e riconosciuti.
E adesso, muoviamoci . . . . .
Luigi Milanesi
domenica 14 aprile 2013
Le cosiddette politiche per la famiglia - Il quoziente Roma
L’avvicinarsi
della campagna elettorale per il rinnovo dei rappresentanti al comune di Roma e
nei nostri municipi riporta al centro del dibattito, questa volta cittadino, le
questioni riguardanti la famiglia.
Purtroppo
una parte delle forze politiche (comunemente identificate nell’ambito della
“sinistra”) ha esplicitamente scelto un candidato per la carica di sindaco un
personaggio distante dai nostri principi
e valori, cosa questa che, per noi, lo rende improponibile.
Un’altra
parte delle forze politiche, (comunemente identificate come “destra”) ha scelto
di proporre la riconferma del sindaco uscente.
Riconferma
che non tiene conto, a nostro avviso, delle incredibili vicende avvenute in
questi anni di governo cittadino.
Anche in
questo caso noi riteniamo di non confonderci.
Se la
“famiglia” è attaccata frontalmente da una miriade di proposte (riconoscimento
delle coppie di fatto, adozioni a nuclei omosessuali, etc...) essa è anche
attaccata da un uso e abuso, strumentale ai fini elettorali, del suo termine.
Un uso e
abuso, che tende a confondere per costruire una carriera elettorale o far
dimenticare certi comportamenti, dell’utilizzo della parola “famiglia”
evocando, così, concetti che nella realtà non trovano riscontro, per certi
versi questo può essere inteso come l’attacco più subdolo.
Abbiamo,
quindi, deciso di spendere una parola di verità sul “quoziente familiare” al
fine di spiegare cosa sia e smascherare coloro che utilizzano questo termine
per evocare un impegno verso la “famiglia” che, come vedremo, non esiste.
In via
preliminare dobbiamo dire due cose:
- non abbiamo allo stato attuale una definizione,
univoca e condivisa, di “quoziente familiare” e nemmeno una sua, univoca e
condivisa, evidenza operativa, in
sostanza ne esistono diverse versioni e questo pone, quantomeno un
problema analitico metodologico e comparativo;
- in generale, il sistema fiscale adottato,
favorisce o meno l’azione di intervento dello stato e la distribuzione del
carico fiscale tra i contribuenti ma non risolve il problema della
sufficienza delle risorse, se la coperta è troppo corta un diverso sistema
fiscale la sposterà da una parte o dall’altra del letto ma rimane sempre
corta.
Esistono
diversi sistemi fiscali.
Nel
corrente indirizzo si preferiscono i sistemi fiscali basati sulla capacità
contributiva del soggetto passivo d’imposta.
In diversi paesi la capacità
contributiva del soggetto passivo di imposta qualificato come persona fisica
tende a comprendere oneri gravanti a soggetti a lui collegati.
Il
collegamento viene individuato nel concetto di “famiglia fiscalmente
rilevante”.
Questo è
già in vigore oggi in Italia.
Il
meccanismo è attuato attraverso il sistema delle deduzioni (diminuzioni
dell’imponibile fiscale) e delle detrazioni (diminuzioni dell’imposta
dovuta).
La
proposta, come ho segnalato prima è ancora in cerca di definizione, si basa
sulll’intuizione di abbattere l’imponibile fiscale del soggetto passivo in base
alla quantità (1/2/3/4, etc. figli)/qualità (figli sani,
portatori di handicap, invalidi, etc. ) dei componenti il nucleo familiare.
Quindi da una parte abbiamo un
sistema che individua il tipo di spesa da agevolare con il meccanismo delle
deduzioni e detrazioni, dall’altra abbiamo un meccanismo che abbatte
l’imponibile lasciando al soggetto passivo d’imposta la libertà di spesa del
risparmio fiscale.
Il
meccanismo attualmente in vigore è migliore.
Ad esempio
se si vuole agevolare l’acquisto di carrozzine per portatori di handicap basta
prevedere una deduzione o una detrazione in materia, lo stesso vale per le
spese sanitarie o quelle di istruzione e così via come attualmente avviene.
Il
meccanismo del quoziente non garantisce l’intervento agevolativo perché
prevedendo un generale abbattimento di imposta non obbliga il soggetto passivo
ad effettuare la spesa, lasciando così il bisogno, potenzialmente,
insoddisfatto.
Con il
quoziente familiare una famiglia con un portatore di handicap otterrebbe una
riduzione di imposta senza dover comprare la carrozzina per il portatore di
handicap che ne rimarrebbe sprovvisto.
Chiarito
questo concetto, ci sembra in maniera sufficiente, sulla dinamica del sistema
fiscale dobbiamo spendere ancora una parola su cosa sia successo a Roma e prima
a Parma.
Le
amministrazioni delle due città hanno chiamato “quoziente familiare” o meglio
“Quoziente Parma” o “Quoziente Roma” una cosa diversa da quello che abbiamo
spiegato.
Il
“quoziente familiare” o “Quoziente Parma” o “Quoziente Roma” proposto ed
applicato non è un “sistema fiscale”, come il nome, in ogni caso, evoca ma un
correttore di un indice l’ISEE (Indicatore dell Situazione Economica
Equivalente) basato su parametri come nucleo familiare, età dei figli,
condizioni temporanee di difficoltà economica, etc., che determina la
possibilità di avere agevolazioni sui servizzi comunali.
La
differenza è notevole e sostanziale: in generale, il sistema fiscale agisce
sulle imposte (contribuzione economica indistinta allo stato ed enti locali) e
su una generalità di contribuenti mentre gli indicatori agiscono sulle tasse
(contribuzione economica distinta a fronte di una prestazione) e solo per
alcuni contribuenti.
E’ infatti
indicativo come questa agevolazione non sia stata applicata dai comuni di Roma
e Parma per le imposte da loro riscosse ma solo per alcune tasse.
Viene,
quindi, fatto passare un messaggio (l’adozione di un sistema fiscale a favore
delle famiglie) quello che in realtà è un minor costo di un servizio comunale.
E’ sufficiente far passare la diminuzione dei
costi dei servizi comunali come una politica al cui centro si pone la famiglia?
Non
dovrebbe essere già compito, normale, degli amministratori ridurre al massimo i
costi di gestione degli enti locali?
Di questo
passo gli amministratori potranno inventarsi una diminuzione delle multe
automobilistiche rivendicando, anche in questo caso, una attenzione per la
famiglia.
All’ignoranza
sulla tecnica fiscale, come abbiamo visto, si somma la presa in giro se non il
ridicolo.
Luigi Milanesi
Iscriviti a:
Post (Atom)
